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Storia di Castel
San Pietro a cura del Prof. Alfio Martinelli

La "Gesa da Sant'Antunin", come
la chiamano gli "Obinesi”, si erge austera sulla collina
sovrastante la frazione di Obino. Non ci sono indizi precisi
sulla data della sua edificazione, potrebbe risalire all’epoca
barocca o essere addirittura anteriore.
Alcuni dati storici
Castel S. Pietro deve il suo nome
al castello che si ergeva sulla collinetta immediatamente a est
della frazione Ponte.
Secondo lo Schäfer,[i] il “castrum
Sancti Petri sorgeva in un territorio dove la chiesa di Como, di
cui i SS Pietro e Paolo erano originariamente i patroni, aveva
antichissime proprietà e diede il nome ad una castellanza che
comprendeva anche Balerna.
Mancano dati sicuri sulla data di
costruzione della fortezza, che il Rahn suppone sia stata
costruita fra il 1118 e il 1127, durante le guerre fra Como e
Milano[ii].
La prima menzione scritta del
Castrum Sancti Petri si trova in un documento del 1171, "Mezana
in loco et fundo castri sancti Petri"[iii].
Se ne parla poi in un atto di
permuta fra il Capitolo di S. Vittore in Balerna e la comunità
di Balerna, datato "in Castro Sancti Petri in porticu
suprascripti episcopi"[iv] il 4 dicembre 1204, e in un altro del
15 maggio 1210, che distingue una "peciola in territorio de
Gorla de castro Sancti Petri ubi dicitur ad Lavellum"[v].
Nel 1214 il castello è di nuovo
menzionato come la sede del vescovo di Como nel diploma di
fondazione del monastero degli Umiliati sull’isola di Brissago
nel Verbano[vi].
Nel 1218 Bregondius de Sexto da
Balerna rinuncia in favore del vescovo Guglielmo alla “domus
quam tenebat per feudum in Castro Sancti Petri, prope palacium
ipsius domini episcopi, coh. Tenet Otto de Arlino"[vii]
Nel 1260 il vescovo di Como,
Raimondo, fece ingrandire il palacium già citato nel documento
del 1218, aggiungendovi una nuova sala[viii].
Al 1270 risale la prima menzione
di castellancia, circoscrizione di un castrum o distretto, dove
gli abitanti avevano l'obbligo di accumulo dei raccolti,
ottenendo in cambio protezione in caso di pericolo.
Nel 1343 il vescovo di Como,
Bonifacio di Modena, fece erigere l'attuale chiesa Rossa,
consacrata nel 1345, come testimonia la lastra di fondazione
inserita nella nicchia sopra la porta d’entrata, il cui
originale è ora conservato all'interno dell'edificio. Nel 1346,
lo stesso vescovo Bonifacio fece costruire un nuovo palazzo[ix],
le cui probabili rovine sono ancora riconoscibili sul terrazzo
superiore a ovest della chiesa.
Segue un periodo scarso di notizie
sicure. Fra il 1390 e il 1403 il castello sembra essere stato
occupato dai Rusca[x] o dalla famiglia Russ/De Rubeis[xi]. Nel
1403 sarebbe poi ridiventato possesso di Como, durante la guerra
fra guelfi e ghibellini.
Le lotte fra i Rusca di Como e i
Visconti di Milano si protrassero fino al 1416, allorquando
Filippo Maria Visconti concesse a Lotario Rusca, conte di Como,
pieni poteri su "totam plebem Balerne, cum castro Sancti Petri,
dicto castro Ruschono". Nel 1420 il castello passò nelle mani di
Tommaso de Gabellerij. Il castello dovette poi ridiventare
proprietà dei Visconti di Milano, poiché fu da loro che lo
ricevettero nel 1468 i De Albricis di Como. Questa è l'ultima
notizia certa dell'esistenza del castello. Nel 1475 Mendrisio si
staccò dalla pieve di Balerna. La castellanza di Castel S.
Pietro venne smembrata ed il castello distrutto o lasciato
cadere in rovina. Tale ipotesi potrebbe essere confermata dal
fatto che non se ne fa alcuna menzione al momento della
conquista della zona da parte dei Confederati nel 1516. Il
Rusca, che visitò la zona nel 1610, lo vide completamente
diroccato[xii].
Nel 1993 lo storico Giuseppe
Chiesi ha pubblicato nuove notizie inedite a proposito di tre
liste di munizioni in dotazione al castello di S. Pietro,
risalenti agli anni 1416, 1417 e 1419 [xiii]. Nella lista del
1416 figurano una cassa con 100 verrettoni, 5 barili di polvere
pronta per l’uso, un sacco di salnitro e uno di zolfo per
produrre, insieme al carbone di legna, la polvere nera. Nella
lista del 1417 sono elencate 4 bombarde di grosso calibro e due
bombarde minori con canna rinforzata da cerchi metallici ("cum
circulis"). Le bombarde portano i nomi di casati conosciuti,
quali i Rusconi e i de Leuco.
Sono poi elencate armi minori, fra
cui 4 bombardelle di ferro, 4 di bronzo e 14 ferrate, 6 schioppi
con "cassa" o manico di legno su cui fissare la canna e 1500
pallottole di ferro. Nella lista del 1419 figurano poi le armi
da getto con 7 balestroni, un balestrone denominato stambuchina
e altre 4 non definibili.
Queste armi, ed evidentemente il
buon numero di soldati necessari al loro corretto e rapido
impiego, dimostrano l’importanza strategica che la fortezza
doveva rivestire nel contesto politico dell’epoca e quanto fosse
importante per Filippo Maria Visconti assicurare al conte
Lotario Rusca protezione dalle pretese del vescovo e degli altri
feudatari spodestati.
segue...
Bibliografia
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[i] P. Schäfer, Il
Sottoceneri nel Medioevo. Contributo alla storia del
Medioevo italiano, Lugano 1954, p. 154 s.
[ii] Rahn 1890, pp.
78-79; Martinola 1975, pp. 133-134; Camponovo 1976,
pp. 403-404.
[iii] Schäfer 1954,
p.223.
[v] Schäfer 1954, p.
223 n.112.
[vi] Gruber 1939, p.
189.
[vii] Schäfer 1954, p.
167 nota 135.
[viii] Martinola 1975,
Inventario d’arte del Mendrisiotto, vol. I, p.133.
[ix] Tatti 1734,
Annali della diocesi di Como, Deca terza, p. 88.
[x] Ballarini 1619, p.
299.
[xi] Libenau 1883, p.
35-36.
[xii] Rusca 1610, p.
104.
[xiii] G. Chiesi,
Munizioni di guerra quattrocentesche a Castel S.
Pietro, estratto da “Archivio Storico Ticinese”,
anno XXX, numero 113, 1993, p. 111s.
[xiv] G.
Martinola, 1975, p. 133.
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